Tuttavia, queste cifre si scontrano con le rilevazioni dell’Eurostat, che pongono l’Italia sotto i riflettori per la sua elevata percentuale di debito pubblico. Nonostante la contrazione del deficit, la Penisola si trova ancora al di sopra della soglia del 3% del PIL stabilita dal Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea, situazione che la mantiene sotto procedura di infrazione. La notizia più preoccupante riguarda l’aumento del debito pubblico, che nel 2025 si prevede raggiungerà il 137,1% del PIL, in crescita rispetto al 134,7% del 2024. Questo posiziona l’Italia al secondo posto nell’Unione Europea per rapporto debito-PIL, subito dopo la Grecia (146,1%), evidenziando una vulnerabilità strutturale che richiede attenzione e interventi mirati.
Il peso crescente del debito: Numeri e comparazioni europee
L’incremento del debito pubblico italiano non è solo una questione percentuale, ma si traduce anche in cifre assolute di notevole entità. Dal 2024 al 2025, il debito è passato da 2.967 miliardi di euro a circa 3.096 miliardi di euro. Contemporaneamente, si è osservato un lieve aumento del PIL in valori assoluti, da oltre 2.202 miliardi a 2.258 miliardi di euro, il che non è stato sufficiente a compensare la crescita del debito. Anche la spesa pubblica ha registrato un incremento, passando dal 50,4% al 51,2% del PIL, mentre le entrate sono salite dal 47% al 48,1%. Il deficit, in valori assoluti, è sceso da oltre 73 miliardi di euro nel 2024 a circa 69 miliardi nel 2025, riflettendo la percentuale del 3,1%.
Il confronto con gli altri Stati membri dell’UE evidenzia la gravità della situazione italiana. Sebbene il nostro paese non sia l’unico a fronteggiare un alto debito, la sua posizione è tra le più critiche. Alla fine del 2025, dodici Stati membri superavano il rapporto debito pubblico/PIL del 60%. I valori più elevati, oltre all’Italia (137,1%), sono stati registrati in Grecia (146,1%), Francia (115,6%), Belgio (107,9%) e Spagna (100,7%). All’estremo opposto, paesi come l’Estonia (24,1%), il Lussemburgo (26,5%), la Danimarca (27,9%), la Bulgaria (29,9%), l’Irlanda (32,9%), la Svezia (35,1%) e la Lituania (39,5%) mostravano rapporti debito-PIL significativamente più bassi, indicando una maggiore solidità fiscale.
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