Conte ha evidenziato una presunta affinità ideologica tra Meloni, Trump e Netanyahu, suggerendo che questa abbia prevalso sull’interesse nazionale. Le sue parole sono giunte dopo che Meloni aveva incassato la solidarietà di Elly Schlein in Aula per gli attacchi di Trump, mentre le reazioni di M5s, Avs e Renzi erano state più dure verso la presidente del Consiglio.
Il presunto fallimento della strategia di Meloni
Il leader del M5s non ha risparmiato critiche, affermando che Meloni “ha dovuto constatare il fallimento della sua politica estera“. Questo giudizio è stato rafforzato, a suo dire, dallo stop all’accordo con Israele, un segnale evidente di un approccio non fruttuoso. Conte ha contrastato la sua esperienza, ricordando di non aver mai consentito a Trump di imporre condizioni gravose all’Italia, a differenza di quanto, a suo avviso, accaduto con Meloni che avrebbe detto “sì alle armi americane, al gas americano” e “no alle tasse ai giganti del web”.
La sua analisi ha delineato un “sovranismo domenicale” attribuito alla premier, indicando una presunta incoerenza tra le posizioni annunciate e le scelte effettive in politica estera. La critica si concentra sulla percezione che Meloni abbia privilegiato un allineamento ideologico a scapito di una difesa più incisiva degli interessi nazionali italiani nel complesso scacchiere internazionale.
“Miga”: la visione alternativa e le reazioni politiche
Conte ha rimarcato la sua distanza dall’approccio “Maga” di Trump, coniando uno slogan personale: “Semmai Miga: Make Italia Great Again“. Con questa espressione, il presidente del M5s ha voluto sottolineare una politica estera che ponga l’Italia al centro, difendendo gli interessi nazionali senza subire pressioni esterne. Ha ricordato di aver sempre condannato Trump negli ultimi tre anni e mezzo, pur ammettendo una passata “simpatia personale” da parte dell’ex presidente americano, che lo apprezzava come “outsider”.
Le sue dichiarazioni non hanno lasciato indifferenti gli alleati. Elly Schlein e Nicola Fratoianni, presenti in prima fila alla presentazione del libro insieme ad altri esponenti del campo progressista (ad eccezione di Italia Viva), hanno manifestato una reazione fredda. Questo evidenzia le sfumature e le complessità all’interno dello schieramento progressista italiano riguardo le relazioni internazionali e l’approccio da adottare di fronte a figure come Donald Trump.

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