L’impatto del conflitto sulle materie prime
La ragione principale dietro a questi aumenti di prezzo è da ricercarsi nel blocco dello stretto di Hormuz, un passaggio marittimo cruciale che funge da arteria vitale per le catene di approvvigionamento globali. Attraverso questo stretto transita circa un quinto del petrolio greggio e del gas naturale liquefatto mondiali, oltre a numerosi altri prodotti petrolchimici. Karex, con una produzione che supera i cinque miliardi di preservativi all’anno, si affida pesantemente a materiali derivati dal petrolio per la sua complessa produzione. Tra questi, l’ammoniaca, utilizzata in processi vitali per la conservazione del lattice, e i lubrificanti a base di silicone, entrambi componenti indispensabili per la qualità e la funzionalità del prodotto finale. L’amministratore delegato Goh Miah Kiat ha sottolineato come i costi di produzione siano aumentati notevolmente dall’inizio del conflitto. La difficoltà nell’ottenere questi materiali cruciali, o il loro approvvigionamento a costi proibitivi, sta mettendo a dura prova la capacità produttiva e finanziaria dell’azienda, costringendola a considerare aumenti che impatteranno direttamente sul prezzo finale al consumatore. Una dipendenza, quella dal petrolio e dai suoi derivati, che evidenzia la fragilità delle catene di produzione globali di fronte a shock geopolitici.
Paradossalmente, all’aumento dei costi di produzione si aggiunge un’impennata inattesa della domanda di preservativi. Secondo quanto dichiarato dall’AD Goh, la richiesta è cresciuta di circa il 30% quest’anno, un dato sorprendente in un contesto di incertezza economica globale.

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