Le previsioni del FMI indicano un’inflazione per il 2026 al 2,8%, in leggero aumento rispetto al 2,5% del 2025. Lo shock energetico, pur meno severo del 2022, sta frenando la crescita e alimentando l’inflazione, con un visibile indebolimento degli investimenti privati e dei consumi. Le prospettive di crescita per l’Eurozona si attestano all’1,1% nel 2026 e all’1,3% per l’intera Unione Europea, previsioni “accompagnate da un elevato grado di incertezza”. In uno scenario più severo, come descritto nel World Economic Outlook, un’inflazione al 5% con shock dell’offerta persistenti e condizioni finanziarie più restrittive spingerebbe la regione verso la recessione.
La risposta politica necessaria: disciplina e resilienza
Di fronte a queste pressioni, i responsabili delle politiche economiche devono agire con rapidità e precisione. Il FMI, tramite Kammer, avverte che l’adozione di misure che comportano svantaggi a lungo termine, superiori ai benefici immediati, deve essere evitata. Un sostegno “mirato” alle fasce più colpite risulta, al contrario, molto più efficace.
La strategia europea dovrebbe basarsi su due pilastri fondamentali: l’adozione di una solida politica macroeconomica, capace di adattarsi a un contesto globale sempre più imprevedibile, e la costruzione di una resilienza che eviti sprechi di risorse di bilancio e interferenze con il libero funzionamento dei mercati. Sul fronte della politica monetaria, le Banche centrali devono mantenere un “concentrazione assoluta” sull’obiettivo di mantenere ancorate le aspettative inflazionistiche. La Banca Centrale Europea (BCE), con un’inflazione vicina al target, gode di un certo margine per un approccio attendista, monitorando l’evoluzione degli eventi prima di intervenire, pur prevedendo un incremento cumulativo di 50 punti base del tasso di riferimento entro la fine dell’anno.
Pericoli del sostegno non mirato e spazio fiscale differenziato
I rischi del sostegno indifferenziato e la disomogeneità dello spazio fiscale.
Il FMI lancia un forte monito ai Paesi europei contro l’adozione di manovre di sostegno generalizzate per affrontare lo shock energetico. La tentazione di “bloccare l’aumento dei prezzi”, tramite tetti massimi, sussidi indiscriminati o tagli alle accise sui carburanti, è definita “imprudente” da Alfred Kammer. Tali misure, infatti, avvantaggiano “in modo sproporzionato le famiglie a reddito più elevato”, che consumano più energia, aggravando il costo fiscale senza un’efficace ridistribuzione.
Durante la crisi del 2022, i governi europei hanno destinato in media il 2,5% del PIL a pacchetti di sostegno energetico, ma oltre due terzi di questi non erano mirati. Un’analisi del FMI evidenzia che per compensare il 40% delle famiglie a reddito più basso sarebbe bastato lo 0,9% del PIL, illustrando l’inefficienza delle politiche generalizzate. Lo spazio fiscale varia: Danimarca e Svezia, con bassi livelli di debito, hanno maggiore flessibilità per politiche anticicliche, a differenza di nazioni come Francia e Italia, che affrontano maggiori restrizioni.

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